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Archivio 2013
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Manfred Alois Mayr
«Crystal», 2015


Grazie alla leggerezza e all’infrangibilità le bottiglie PET, sul mercato dagli anni 1990, sono diventate uno standard per l’imballaggio delle bibite. Disponibile in tutte le forme e in tutti i colori possibili, la bottiglia monouso riciclabile PET è un oggetto d’uso comune, commercializzata e utilizzata giorno dopo giorno in inimmaginabile quantità – ovunque nel mondo.

Nella rappresentativa sala da ballo di Palazzo Castelmur l’artista altoatesino
Manfred Alois Mayr, che allestendo la facciata del Museo Vorarlberg con un una grande varietà di stampi realizzati con i fondi di bottiglie PET ha acquisito notorietà internazionale, ha creato una scultura proprio con questi contenitori di plastica. Numerose bottiglie vuote di softdrink rovesciate e incollate una sopra l’altra si ergono in altezza a mo’ di torre e generano un’elegante e sorprendente immagine di colonna. Scorporato dal suo contesto abituale l’inconsueto materiale da costruzione – di fatto un prodotto destinato ai rifiuti – si aggiudica una traslazione di significato. In quanto artista Mayr svincola il moderno prodotto industriale dal suo scopo originario e lo inserisce, mettendolo in scena in posizione di grande rilievo, in un discorso nuovo, ma altrettanto poco neutrale: sullo sfondo della storia di Palazzo Castelmur, delle sfarzose rifiniture interne e del suo committente Giovanni Castelmur, che nella sua attività di commerciante accumulò patrimonio all’estero, l’oggetto viene posto in un contesto di relatività con il
luogo. Il legame con il luogo specifico crea riferimenti alle molteplici e colorate tappezzerie e pitture trompe l’oeuil – non ci illude forse l’artista inducendoci a credere a prima vista che le bottiglie colorate siano vetro di Murano soffiato a bocca? – oppure allo scalone con le colonne d’entrata e le bocce di vetro decorative. Un raggruppamento di bottiglie di champagne dei tempi passati nel sottotetto del Palazzo suggestiona anch’esso la percezione dell’oggetto d’uso.


Con approfondimenti legati al luogo specifico Manfred Alois Mayr crea installazioni che coinvolgono l’intero spazio e altre di più piccola dimensione. Gli oggetti di questa indagine sono spazi di vita quotidiana, che l’artista analizza per rapporto alla presenza dell’essere umano. Sorgono così interrogativi sulla costruzione dell’identità (culturale) o sull’esistenza di colori
e materiali specifici come pure sui loro significati culturali. Gli oggetti scultorei d’uso comune sono sottoposti a una conversionedi significato, la quale crea nuovi, spesso irritanti riferimenti. I lavori dell’antropologo dello spazio oscillano fra arte e architettura, fra design e oggetto.


Céline Gaillard

 

Manfred Alois Mayr Crystal

Manfred Alois Mayr · «Crystal», 2015

Bottiglie PET di bibite (Acqua Eva Frizzante fino alla Almdudler), adesivo acrilico, fascette TY-RAP, filo di nylon, molla di trazione, altezza ca. 6,7 m

immagine: © Ralph Feiner · © Video Arte Palazzo Castelmur

 

Manfred Alois Mayr
«Castelmuro», 2015


Zucchero puro: nell’arte – diversamente dal cioccolato (primo fra tutti Dieter Roth o anche Ian Anüll) oppure dalla «Fettecke» (1982) di Joseph Beuys in un primo momento vero burro – è un materiale di fabbricazione utilizzato raramente. Dalla scoperta delle Isole Caraibiche, che portò alla realizzazione di piantagioni di canna da zucchero trasformando il saccarosio in un bene comune, lo zucchero ha alle spalle 500 anni di storia di civiltà europea.(1) Il discorso è ben diverso pensando alle opere d’arte decorative: già nel XI secolo alla corte persiana si modellavano sculture di zucchero; nel XIII secolo in Francia e attorno al 1400 in Inghilterra si servivano come dolci animali, disegni con parole, navi o altre costruzioni di zucchero durante i banchetti dell’alta borghesia.

A causa delle insufficienti possibilità di sviluppo economico in Patria, nel XVI molti grigionesi tentarono la propria sorte all’estero come «Zuckerbäcker» (il concetto include pasticceri, caffettieri, birrai ecc.). Dapprima a Venezia, dove fino al XVIII secolo avevano la supremazia nella corporazione dei pasticceri, e più tardi, quando persero i loro privilegi a seguito delle lotte di potere politiche, si distribuirono in tutta Europa. È pressoché impossibile individuare una seconda regione svizzera tanto marcata dall’emigrazione come lo fu il Grigioni italiano. Mentre molti, lontano dalla Patria, caddero in miseria senza alcun successo – poiché nella maggior parte dei casi gli affari con il dolce erano piuttosto amari – Giovanni de Castelmur rientrò in Bregaglia con un cospicuo patrimonio. Nella seconda metà del XVIII secolo suo nonno Antonio Castelmur-Stampa aveva aperto a Marsiglia la Pâtisserie Castelmuro. Il Barone si dedicò al commercio della seta. Questo castellesco Palazzo Castelmur simboleggia, senza paragoni, la storia del commercio grigionese nel ramo pasticcero.


Manfred Alois Mayr si lascia ispirare dal dolce retroscena della casa e costruisce il modello di zucchero, che entra di soppiatto nell’esposizione permanente sulla storia dei pasticceri al secondo piano come composizione poco vistosa. Riporta lo sfarzo della casa alla sua simbolica origine: il modello creato secondo un piano colorato utilizza in parte, come elementi di costruzione, delle zollette di zucchero e presenta il rilievo della facciata della pasticceria della Famiglia Castelmur nella Rue Paradis di Marsiglia.

(1) Cfr. Sydney W. Mintz: Die süsse Macht. Kulturgeschichte des Zuckers, Frankfurt/New York 2007.


Céline Gaillard

 

Manfred Alois Mayr Castelmuro

Manfred Alois Mayr · «Castelmuro», 2015

Zucchero, gelatina, colorante alimentare, ca. 24 × 32,5 × 16 cm

immagine: © Ralph Feiner · © Video Arte Palazzo Castelmur


www.manfredaloismayr.com