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Archivio 2013
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Zilla Leutenegger
«Au clair de la lune», 2015


Se si raggiunge il primo piano salendo la scalinata orientale, da una piccola fessura della porta penetra un chiarore. Uno sguardo nell’inaccessibile ripostiglio rivela qualcosa di bizzarro; un capello e un bastone danzano con leggerezza nel piccolo vano, al chiaro di luna. Davanti ai paraventi cinesi e ad altri materiali del Palazzo non esposti, gli oggetti all’interno della videoproiezione presentano uno spettacolo degno di un palcoscenico – qualcosa di simile alle esibizioni di Fred Astaire o Michael Jackson – che però non sembra rivolgersi a un pubblico. La danza in una serata di luna piena, sembra entrare in una dimensione magica e furtivamente s’insinua la sensazione di essere compartecipi di un intimo momento.


Fotografie in bianco e nero raffigurano il Barone Giovanni de Castelmur come un signore semplice in abbigliamento accurato con cilindro e ombrello. Nella videoinstallazione di Zilla Leutenegger gli accessori diventano creature autonome, che al chiaror di luna si rianimano e trasfondono al locale la loro presenza spettrale. Scherzosamente negli anni ’70 si narrava di una gamba di legno del Barone che durante i concerti d’estate organizzati nel Palazzo, danzava in soffitta. L’idea risulta tanto irreale e magica come l’intero castello, ampliato con opulenza attorno al 1854, nel quale il Barone, deceduto a Nizza nel 1871, e la Baronessa sopravvissutagli per oltre vent’anni, avevano risieduto senza avere figli. Da quando il Palazzo è passato nelle mani del Comune di Bragaglia nel 1961, la collezione del mercante e filantropo, assemblata soprattutto in Francia e Italia, può essere ammirata dal pubblico all’interno del museo. Conservando nel tempo il passato per i visitatori, esso costituisce, analogamente al video che cattura spazio e tempo in un’interminabileriproduzione, uno spazio intermedio. Anche il cilindro e il bastone, che nella videoproiezione testimoniano la loro persistenza, appartenevano alla quotidianità di Giovanni de Castelmur e quindi a un’altra epoca.


Le installazioni poetiche di Zilla Leuteneggersi presentano perlopiù come le quinte disegnate di uno spazio, sulle quali vengono proiettate figure – spesso il proprio personaggio artistico – impegnate in precise scene quotidiane. Per contro nell’aura museale delPalazzo Castelmur l’artista instilla vita al castello tramite oggetti animati creando così spazio per un’idea puerile-romantica. Le opere di Leutenegger, che coinvolgono sempre lo spazio in cui si ambientano, traggono la propria forza dalla coabitazione fra ciò che è percepibile e ciò che è fantasia.


Céline Gaillard

 

Zilla Leutenegger Au clair de la lune

Zilla Leutenegger · «Au clair de la lune», 2015

Videoinstallazione, proiezione, colore, audio, loop 4’

immagine: © Ralph Feiner · Courtesy the artist and Galerie Peter Kilchmann, Zurich

 

Zilla Leutenegger
«Kaleido», 2014/15


Immagini videoproiettate di forme geometriche irrealmente bizzarre danzano nello spazio, con leggerezza poetica, all’interno della camera blu-oro della torre. L’installazione «Kaleido» di Zilla Leutenegger abbraccia lo spazio che la circonda e si compone di un video, un cristallo appoggiato su un basamento al centro della stanza e la proiezione sul cristallo e sulle pareti circostanti. Il vaporoso spettacolo è accompagnato da un suono incantevole e pungente.


Il fascino dell’intervento artistico nasce dalla rifrazione della luce nel cristallo e dalla conseguente dispersione delle immagini proiettate. In questa videoproiezione – che non è altro che un gioco di luci – l’artista applica l’idea del caleidoscopio. Questo apparecchio ottico, oggi perlopiù conosciuto come giocattolo per bambini, è dotato al suo interno di tubi triangolari o quadrangolari composti di specchi. A un’estremità i pezzetti colorati di vetro vengono riflessi più volte producendo un’immagine simmetrica, che cambia con la rotazione. Il caleidoscopio riscoperto e brevettato nel 1816 dal fisico David Brewster (1781–1868) durante lo studio di cristalli a doppia rifrazione era già noto ai Greci. Di riflesso anche il suo nome è composto da parole greche: kalós significa «bello», eidos «forma» e skopéin «guardare, osservare» – assieme significano «guardare belle forme».


Per la realizzazione del cristallo ideato tramite un cartamodello è stata applicata una nuova tecnica: il vetro semiliquido è stato modellato e infine carteggiato. Ne è nato «Kaleido» destinato all’esposizione dell’anno scorso «Docking Station» nel Museo cantonale d’arte di Argovia: con la videoinstallazione Leutenegger si è ispirata alle forme a rombo del dipinto di Meret Oppenheim «Dunkle Berge, rechts gelb-rote Wolken» (1977–1979) della collezione del Museo argoviese. L’artista ha dapprima convertito la pittura bidimensionale in una forma scultorea e in un secondo tempo in immagini animate ed effimere proiettate sulle pareti. Riadattata e perfezionata per il Palazzo Castelmur l’affascinante bellezza del caleidoscopio immerso nello spazio allude alle impressioni che mutano perennemente nel tempo. Tuttavia è costruita solo per apparire e nella proiezione a tempo non può resistere per sempre. Nella camera della torre l’installazione riflette inoltre le forme del motivo blu-oro della pittura murale sulle pareti medesime.


Céline Gaillard

 

Zilla Leutenegger Kaleido

Zilla Leutenegger · «Kaleido», 2014/15

Installazione video con cristallo, soffiato/modellato, proiezione, colore, sonoro, loop 4’, base

immagine: © Ralph Feiner · Courtesy the artist and Galerie Peter Kilchmann, Zurich

 

Nei suoi lavori Zilla Leutenegger (*1968) concilia disegno e proiezione. Si tratta di banalità quotidiane che mette a fuoco. Le sue installazioni si manifestano spesso come scenari nello spazio in cui sono proiettate figure occupate in precise scene della quotidianità, per lo più le sue stesse figure artistiche. Contorni evidenziati e incompletezza dei disegni lasciano degli spazi aperti che a loro volta inducono a pensare in avanti. I lavori di Zilla Leutenegger attingono così la loro forza dall'accostamento di percezione e fantasia. L'artista lavora sempre dentro uno spazio.

www.zilla.ch