Judith Albert
- Karin Bühler - Evelina Cajacob - frölicher|bietenhader -
Gabriela Gerber e Lukas Bardill - Eric Lanz - Zilla Leutenegger - Sissa Micheli - Christoph Rütimann - Simone Zaugg

 

 

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Judith Albert ‹Reisende›, 2013

La cultura bregagliotta è stata influenzata, tra l'altro, anche dalla grande ondata migratoria avvenuta nel XIX secolo. A causa dell'impossibilità di guadagnarsi la vita in valle, molti bregagliotti si trasferirono in paesi lontani, dove gli si prospettavano pane e lavoro. Essi fondarono le loro imprese, caffè e pasticcerie, in tutta Europa.
Non tutti però furono ricompensati con il successo. E comunque prima di cominciare l'apprendistato e di poter esercitare un mestiere bisognava affrontare un viaggio dispendioso. Nelle lettere che ci sono pervenute, viene spesso raccontato solo l'inizio del viaggio e non il suo intero svolgimento. Nell'ampio salone da ballo arredato da impressionanti tappeti e pitture murali, Judith Albert riprende il tema del viaggio. La vista dalle finestre della sala dà sulla Maira, il fiume che scorre attraverso la Bregaglia e che infine sfocia nel mare Adriatico. Questa è la stanza dell'edificio, dove l'opulenza derivata dal patrimonio del barone Giovanni Castelmur raggiunge il suo culmine. Una fortuna che il barone, come già suo padre prima di lui, ha accumulato, tra l'altro anche a Marsiglia, in qualità di uomo d'affari di successo prima di ritornare ricoperto di prestigio in Bregaglia.
Il video proiettato sulla parete mostra un piatto di legno ripieno di meringhe che serve da zattera a una figura dalla pelle scura, vestita riccamente e in stile orientale e che porta degli stivali rossi. Non è dato a sapere se lo sguardo sul futuro è rivolto a paesi lontani o verso casa, perché la testa non è visibile. Il piatto viene spinto da acque diverse, a volte sono placide a volte turbolente e piene di pericoli, fino ad arrivare al mare. Davanti a paesaggi e condizioni meteorologiche mutevoli, si svolgono scene che paiono tratte da una favola, nella quale si devono superare prove quasi impossibili. Inevitabilmente lo spettatore si sente partecipe, riuscirà nel suo viaggio il custode del dolce carico?
Immortalati e intrappolati nell'immagine video gli eventi si ritrovano in una ripetizione temporale imposta dal media – la pasciuta e tonda pancia dell'acefalo è dotata di un quadrante che mostra sempre la stessa ora. Così la figura danza sulle meringhe tra tempo e spazio. In questo modo Judith Albert si ricollega anche all'oggi, partendo dalle cosiddette «boat people», pensa ai profughi di tutti gli angoli del mondo che su barche sovraffollate e inadeguate cercano di raggiungere la loro terra promessa.
Céline Gaillard

 

 

‹Reisende›, 2013 · video HD, 16:9, colore, senza suono, loop 23'
Foto © Ralph Feiner · © 2013, ProLitteris, Zürich
Ogni diritto d'autore è riservato. Tutte le riproduzioni come anche
qualsiasi altro utilizzo senza permesso sono vietati. Si possono
invece scaricare opere per un uso individuale e privato.


Judith Albert ‹Projektion›, 2013

Nell'intervento ‹Reisende› di Judith Albert posto nel salone da ballo ha luogo una mescolanza di spazio e tempo. A questa miscela si aggiunge anche il gioco tra estraneo e conosciuto. Ebbene, queste contrapposizioni non le troviamo solo nel soggetto del viaggio, bensì anche nel fatto che la figura originale del moro sulla zattera sia in realtà un oggetto del Palazzo Castelmur, ovvero un orologio meccanico da camino, in ghisa e alto quasi mezzo metro. Siccome la sua creazione data metà del XIX secolo e probabilmente fu fabbricato in Francia, è verosimile che il barone de Castelmur l'abbia portato a casa durante il suo viaggio di ritorno da Marsiglia …
L'affascinante figura, la cui testa è andata perduta, compare anche in altri interventi di Judith Albert. Come nell'immagine che mostra l'ormai noto orologio antropomorfo posto sotto a un viticcio arcuato e messo in risalto sopra al suo piedistallo originale, così da sembrare una rappresentazione allegorica del Rinascimento.
Per lo sfondo Judith Albert si è ispirata alle aggraziate pitture murali di una delle camere nelle torri. Affascinata specialmente dalle pitture trompe-l'oeil del Palazzo, nel suo lavoro artistico si occupa spesso di temi come simulazione, appropriazione e illusione. Così anche la sua opera ‹Projektion› sembra un miraggio: l'artista tramite la proiezione sul suo corpo si trasforma nell'orologio da camino antropomorfa. Diventa difficile scorgere la realtà nella sovrapposizione che si viene a creare. Si forma un punto di ribaltamento che acutizza la tematica dell'illusionismo. La pelle scura delle braccia appoggiate sui fianchi diventa bianca. E la testa di Judith Albert viene cancellata con l'aiuto di un panno. Al contrario della statica figura con orologio, all'artista risulta difficile abbandonarsi alla passività e anche la più piccola mossa della posa dona alla scultura un alito di vita. Il drappo bianco fa pensare che un fantasma si sia intrufolato nella figura. Un fantasma del castello in maniera nuova mette in relazione tra loro pareti e oggetti del palazzo.
Céline Gaillard

 

 



‹Projektion›, 2013 · video HD 16:9, colore, senza suono, 5' 50''

Foto © Ralph Feiner · © 2013, ProLitteris, Zürich
Ogni diritto d'autore è riservato. Tutte le riproduzioni come anche
qualsiasi altro utilizzo senza permesso sono vietati. Si possono
invece scaricare opere per un uso individuale e privato.

 

Proveniente dalla scultura e dal disegno, Judith Albert (*1969) nei suoi lavori fotografici, video e video performance, analizza le aree di confine di esperienze visive e fisiche. I suoi video esprimono la tensione nella lentezza dell'osservatore. La realtà si condensa in un'immagine poetica-evocativa, la labile condizione d'incertezza e spazi elementari sondano zone soprannaturali e sotterranee. Nelle sue opere Judith Albert diventa protagonista davanti a una camera fissa. La lingua fragile e ridotta, nonché la bellezza delle forme naturali e dei colori mostrano il rapporto dell'artista con tutti i suoi lavori.

www.judithalbert.ch